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L’Amore nella letteratura

“Amore è un fumo levato col fiato dei sospiri; purgato, è fuoco scintillante negli occhi degli amanti; turbato, un mare alimentato dalle loro lacrime. Che altro è esso? Una follia discreta quanto mai, fiele che strangola e dolcezza che sana.”

Con questa bellissima citazione, specchio di una dolcissima malinconica tristezza, che Shakespeare scrive nella celebre tragedia “Romeo e Giulietta” vorrei iniziare un  piccolo viaggio tra i letterati che nel lungo decorso della storia dell’uomo hanno scoperto e parlato di uno degli argomenti più difficili e contorti: l’amore, considerato probabilmente il nucleo dell’irrazionalità umana, una forza devastante un sentimento fatto di contraddizioni, senza il quale però l’uomo non potrebbe di certo vivere, dal momento che è esso stesso il frutto di un amore. È mia intenzione tentare di vedere attraverso gli occhi dei grandi autori ciò che è stato l’amore e come hanno cercato di viverlo attraverso le loro opere. L’amore è un affetto senza dubbio intenso, che con il tempo pone salde radici all’interno del nostro animo. Ha tante sfaccettature ed è per questo motivo analizzabile in diversi punti di vista. All’interno della letteratura, ad esempio, è un sentimento visto e vissuto come forza positiva. Parlando d’amore è impossibile non considerare il V canto dell’Inferno, nel quale prende vita una delle storie d’amore più intense, vere e belle della letteratura. Dante nel canto descrive l’amore di Paolo e Francesca: un amore sincero e sofferto nato durante la lettura del racconto di Lancillotto e Ginevra. I due amanti dopo la loro morte si ritrovano nell’Inferno, all’interno del cerchio dei lussuriosi, cerchio che appartiene a coloro che hanno sottomesso la ragione e la razionalità alla passione dei sensi. I peccatori sono destinati ad essere trascinati in eterno da una incessante bufera, pena che simboleggia appunto la forza della passione cui non seppero opporsi in vita. Paolo e Francesca durante la consueta lettura pomeridiana si imbatterono nel momento fatidico nel quale Lancillotto bacia la sua amata. Fu quell’atto a far cedere la volontà dei due amanti che non seppero opporsi al forte desiderio, e incuranti dell’immoralità del gesto si fecero travolgere dalla passione, autrice per giunta della loro morte perché in seguito Gianciotto, marito di Francesca, li scoprirà uccidendoli. Francesca nel canto piange Paolo, colui che con lei e per lei si è dannato nell’eternità, ma nonostante la sofferenza provata nel ricordare, ammette di non avere rimorsi.

“Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende

prese costui de la bella persona

che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

mi prese del costui piacer sì forte,

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte:

Caina attende chi a vita ci spense”.

L’amore, in questo caso, è ardente passione, è un tormento che domina con assoluta forza il carattere delle persone. Nella poesia stilnovista, invece, l’amore è fonte di elevazione spirituale per l’uomo, è una visione che culmina nella “Vita Nuova” di Dante. Quest’ultimo, infatti, considera Beatrice un ideale supremo, sintesi di tutti i valori che danno un senso alla vita. Petrarca invece ritiene che l’amore sia un piacere terreno, una forza vitale, un sentimento indispensabile che domina e sovrasta l’uomo, lo travolge e lo muta, rendendolo diverso. L’amore è nel piacere, nel desiderio, è nella semplicità di un piccolo gesto, l’amore è nella complicità, in un sorriso ed è incastonato negli attimi eterni, è nella volontà di esserci sempre, nella perdita della ragione, nella follia, nella carezza e in un sussurrato bacio…è un sentimento vivo, vero che allo stesso tempo, è capace di vanificare il senso del vivere quotidiano, prosciugando e svuotando completamente l’animo nel momento in cui viene a mancare, creando così una sensazione di vuoto, che conduce l’uomo ad una continua ed estenuante ricerca di qualcosa di nuovo da amare, perché l’amore è tutto ed è ovunque, è un’esperienza indispensabile che edifica la sua felicità.

Luca

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