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Un tema scottante: l’aborto!

L’aborto è un fenomeno sociale che è sempre esistito, anche nell’antichità le maternità indesiderate erano spesso oggetto di decisioni “estreme”. Tuttavia, solo nel Novecento si è affacciata, e poi diffusa, la tesi che lo Stato debba garantire alla donne ,che si ritrovano in questa situazione, di poter decidere in maniera autonoma se interrompere o meno la propria gravidanza. Fino al 1975 l’aborto era in Italia ancora una pratica illegale ma ciò non significava che di aborti non ne avvenissero, anzi, le donne italiane, quando incappavano in una gravidanza non voluta si dovevano rivolgere clandestinamente alle “mammane”, che praticavano l’aborto senza scrupoli e con mezzi non idonei. In cambio oltre ad ottenere un compenso molto alto, “risolvevano il problema”, a volte anche al prezzo della vita della donna stessa. Nel 1975 una sentenza della Corte Costituzionale stabiliva finalmente la differenza che vi è tra un embrione e un essere umano e sanciva la prevalenza della salute della madre rispetto alla vita del nascituro. Il 22 maggio 1978 veniva approvata la legge 194, con la quale si riconosceva il diritto della donna a interrompere, gratuitamente e nelle strutture pubbliche, la gravidanza indesiderata. L’aborto continua però ad essere ostacolato in maniera rigorosa dalla chiesa. L’estremismo cattolico ha sancito più volte la crudeltà dell’atto dell’aborto, il cardinale Meisner arrivò a definire l’interruzione volontaria di gravidanza «un genocidio» e Giovanni Paolo II canonizzò una donna, Gianna Beretta Molla, poiché morì per aver preferito la vita del figlio che portava in grembo rispetto alla propria. Anche se sono passati molti anni ci sono ancora associazioni che si professano come difensori dei diritti delle famiglie. Il Family Day è una giornata in cui varie associazioni tradizionaliste entrano in piazza per manifestare contro le unioni civili, i diritti LGBT+ e tutto ciò che riguarda in maniera assoluta i diritti umani. Gandolfini, leader del Family Day, nel 2019 ha attaccato la legge 194 dicendo che dal 1978 sono stati UCCISI sei milioni di bambini e salvati 200mila. È chiaro da queste parole che il leader del Family Day non abbia ancora ben compreso quale sia la differenza tra un embrione e un essere umano, gli affideremo una ginecologa per eventuali spiegazioni. Questo articolo però ha origine perché queste manifestazioni che in Italia non hanno messo in moto un cambiamento nella tutela dei diritti delle donne, hanno invece generato cambiamenti in Polonia in cui sono state introdotte delle leggi che vanno contro l’aborto. In Polonia migliaia di donne hanno marciato per le strade di Varsavia per continuare a protestare contro la sentenza della Corte costituzionale che impone un divieto quasi totale di abortire. Le proteste sono iniziate il 22 ottobre dopo che è stata bandita l’interruzione volontaria di gravidanza tranne che nei casi di stupro e incesto o quando la vita della madre è in pericolo. L’aborto inoltre non potrebbe nemmeno avvenire in caso di una malformazione del feto. Per sostenere la causa, “Vouge Polonia” ha fatto la sua parte, pubblicando l’ultima copertina del loro magazine, in cui c’è Anja Rubik, modella polacca, nuda e avvolta esclusivamente da un velo rosso sangue, con le mani legate ed un fulmine sul viso che rappresenta il simbolo delle proteste avvenute a Varsavia in quest’ultimo periodo. L’aborto è stata una delle leggi più rivoluzionarie, insieme a quella del divorzio e annullare una sentenza proclamata tanti anni fa sarebbe come tornare indietro nel tempo. Essere madri è un diritto ma lo è anche non esserlo.

Antonella Bondanese

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