Polis

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POLIS
L’associazione polis aperta odv è un’associazione lgbt nata nel 2005 per volontà di un gruppo di appartenenti alle forze dell’ordine di polizia e nelle forze armate, che oltre al lavoro , condividono anche l ‘ orientamento affettivo omosessuale.
Inoltre, fa parte della rete europea di associazioni lgbt e lo scopo principale è la lotta alle discriminazioni principalmente legate all’ orientamento sessuale e all’identità di genere.
Polizia aperta in una società aperta.
È una vecchia convinzione il fatto che le forze di polizia o le forze dell’ordine siano, ancora oggi, legate ad una discriminazione in base alle scelte o orientamento sessuale.
In questi anni, soprattutto dopo che lo stato italiano si è allineato agli altri stati europei in materia di unioni civili, sono aumentate le denunce per reati legate ad aggressioni, limitazioni in campo lavorativo…casi di bullismo, causati principalmente ad ignoranza e sono stati circoscritti…
Si vuole ricordare che le forze dell’ ordine, polizia di stato in questo caso, al momento del giuramento di fine corso di preparazione, ” promettono” di rispettare le leggi dello stato e di farle rispettare.
Il giuramento vero e proprio avviene dopo 6 mesi di prova in servizio e non è scontato che si resti nel corpo prescelto.
Si può venir riformati per non idoneità.
Questo per far sapere che la figura in divisa deve divenire uno strumento affinché ogni cittadino possa far valere i propri diritti.
Ecco perché` bisogna fidarsi.
Denunciare di più ogni piccolo sopruso che tutti gli appartenenti lgbt subiscono, ogni giorno e in ogni posto…che sia lavorativo o di svago, bar, ristorante ecc…
La coscienza civile dipende da ognuno di noi.
Imporsi, nel caso in cui un’ autorità giudiziaria tenda a sminuire o a cercare di non voler procedere in caso si voglia denunciare.
Detto ciò, con l’intenzione di far capire al lettore, scriverò della mia esperienza ventisettennale nelle forze della polizia di stato, prima del 2005, per far sì che si possa avere una chiara visione precedente .
Arruolato nel 1990, vincitore di concorso pubblico, mi sono ritrovato a 21 anni catapultato in una realtà smilitarizzata nel 1981, a Roma
Giovane del capoluogo di provincia, Cagliari.
Subito dopo i sei mesi di formazione, sono stato assegnato al VI reparto mobile di Genova-Bolzaneto, più tristemente noto per gli abusi perpetrati ai danni di individui, nel g8…scuola Diaz e scontri per i “caruggi” genovesi.
Tengo a precisare di non aver partecipato, in quanto già trasferito in Sardegna, al quel tempo
Ho prestato vari servizi tra cui appunto ordine pubblico, volante, scorta, 113, settore amministrativo burocratico, settore telematico come responsabile.
Essendo molto giovane, forse non ero troppo conscio della realtà omosessuale in ambiente paramilitare e decisamente immaturo, per affrontare una responsabilità che un’arma, un distintivo e una divisa comportassero.
Ho condiviso camerate da 6 persone, 4 docce per circa 50 persone , bagni comuni…
L’ omosessualità non era prevista nella vita da ” caserma”, ma era visibile a pochi.
Rari i dichiarati gay, rarissime le lesbiche.
La difficoltà per alcuni era la condivisione degli spazi comuni e chi era gay lo nascondeva per paura di essere ridicolizzati tra colleghi, bullizzati, quasi dei reietti con cui nessuno voleva uscire in servizio di pattuglia.
Chi veniva indicato come omosessuale era bandito da ogni attività comune, deriso…mentre una lesbica era oggetto di attenzione, curiosità.
Il gay era visto come una ” macchietta” , alimentata dall’ idea di film sul genere ( il vizietto, per esempio) effeminati, attratti da etero maschi e virili….quest’ultima non assolutamente veritiero.
Mai stato attratto da eterosessuali e mai avuto a che fare sessualmente.
Per quanto mi riguarda , mai stato oggetto di discriminazione, anche perché sempre stato di comportamenti maschili, non davo adito a chiacchiere e restavo escluso dall’ essere bandito come tale.
Non che la cosa mi interessasse, ma mi rendevo assolutamente conto dell’ostruzionismo, anche nei modi, che subiva la persona etichettata come amante degli uomini e di alcuni episodi di violenza, da parte di ignoti colleghi (vigliacchi),
Punizioni corporali nel bel mezzo della notte, quali versamenti di urina sul corpo, immobilizzazioni corporali con esibizioni di peni sul viso del malcapitato e umiliazioni verbali irripetibili.
Per fortuna mia non ho vissuto tutto ciò e sono venuto a saperlo dopo tanti anni e non ho potuto denunciare.
Non venivano comunicati per terrore di ritorsioni.
Racconto ciò per far capire che anche chi ha indossato una divisa, prima di leggi a tutela e sindacati, ha dovuto subire non il ” nonnismo” ( che forse si sarebbe potuto anche comprenderne tra commilitoni, atti ben noti oggi all’opinione pubblica), e alla sofferenza principalmente psichica, non diversa dai reati commessi nei confronti di semplici cittadini omosessuali, in varie città italiane e non solo.
Devo assolutamente precisare che chi, anche solo per il sospetto d’ essere omosessuale, alimentato da chiacchiere gratuite, a volte per semplice invidia, per ottenere un miglioramento o una crescita all’ interno dell’amministrazione, deve obbligatoriamente svolgere doppio sacrificio e impegno, rispetto ad un poliziotto etero.
Ed è una realtà a tutt’ oggi.
Trattamento subito ancora dalle donne.
Queste poche righe vorrei servissero a far comprendere che la figura dell’uomo gay in divisa ha dovuto subire (e ancora in alcuni luoghi lavorativi, commissariati o questure o specialità ) subisce, nonostante normative a tutela.
Certo, oggi si denuncia di più anche all’ interno delle forze di polizia e armate, ma rimane sempre un handicap difficile da sradicare.
Auspico che chi, omosessuale o lesbica, ha subito violenze da parte delle forze dell’ ordine, possa riconoscere che all’ interno di queste amministrazioni, troverà sempre un appoggio, un aiuto, un ascolto e una considerazione meritevole di accoglimento, perché anche , chi come me, ha fatto le battaglie per far si, che i diritti per la diversità di genere, potessero tutelare chi ne necessitasse.
Per carattere confido sempre nell’ intelligenza del singolo individuo e nel vedere anche il comportamento del singolo senza fare di tutta l’erba un fascio
Firmato con lo pseudonimo Rossi

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